Il Pintoricchio e le Arti Minori

Spello, Pinacoteca Civica (Palazzo dei Canonici)
Bernardino di Betto detto il Pintoricchio (Perugia 1456-60ca – Siena 1513) fu uno degli artisti più celebri del suo tempo, chiamato da pontefici come Alessandro VI, e dalle principali famiglie aristocratiche tra Roma, Perugia e Siena. Era soprattutto un abilissimo ‘illustratore’ ad affresco, ma nei suoi racconti per immagini emerge uno speciale interesse e una spiccata curiosità verso il mondo delle cosiddette “arti minori”, un termine nato solo più tardi, perché fino al primo ‘500 non si faceva alcuna distinzione d’importanza tra le varie discipline artistiche che avevano tutte pari dignità. Le arti suntuarie, come l’oreficeria, e le arti applicate, come la miniatura, l’intarsio in legno, la maiolica dipinta e le arti tessili, erano strettamente correlate con l’attività degli artisti più noti. Nelle loro botteghe spesso si praticavano più discipline, e non di rado erano i pittori a fornire disegni per  gioielli, ricami, tarsie e quant’altro.

Le opere di Pintoricchio sono colme di dettagli raffiguranti oggetti d’oreficeria e gioielli di ogni tipo, ceramiche, tessuti, paramenti sacri e capi d’abbigliamento alla moda, libri miniati, intagli e tarsie lignee, sempre disegnati e dipinti con un gusto e una fantasia che sottintendono spesso una consapevolezza tecnica e formale. La mostra, attraverso l’esposizione di questi oggetti, in molti casi quasi identici a quelli che il pittore ha riprodotto fedelmente, documenta in primo luogo l’interesse di Bernardino verso ogni campo delle arti applicate. All’opposto, con alcuni pezzi dietro ai quali è chiarissima la dipendenza dai disegni di Pintoricchio o dal ricchissimo repertorio della sua pittura, intende sottolineare come questo mondo di artisti-artigiani recepì le suggestioni del linguaggio pintoricchiesco, in Umbria come a Siena, sua seconda patria.

La sezione d’apertura è invece dedicata al ricordo della Mostra di Antica Arte Umbra del 1907, perché proprio tra fine ‘800 e primo ‘900 la critica riscopre Pintoricchio dopo la spietata sentenza di Vasari: “Usò molto, Bernardino, di fare alle sue pitture ornamenti di rilievo messi d’oro, per sodisfare alle persone che poco di quell’arte intendevano, acciò avessono maggior lustro e veduta; il che è cosa goffissima nella pittura”; parole che avevano determinato oltre trecento anni di ‘isolamento’.
Ma il clima era cambiato e ai primi del secolo la moda delle arti decorative e del gusto Liberty era in tutto affine al disegno lineare, elegante e colorato del nostro pittore. E in questa temperie non si poté che rivalutare anche le arti “minori” del Medioevo e del Rinascimento, che in centinaia di esemplari trovarono spazio alla Mostra del 1907, un evento che spostò oltre 30.000 visitatori.


Sezione 1: A cento anni dalla mostra di Antica Arte Umbra del 1907
Rievocazione della Mostra di Antica Arte Umbra, con attenzione specifica alle arti “minori”. In questa sezione saranno ospitati la locandina e il bozzetto per la cartolina ufficiale della Mostra del 1907, cataloghi, riviste e volumi usciti al tempo della Mostra e ad essa dedicati, assieme ad ingrandimenti di fotografie che ne illustrano le sale.

Per documentare l’interesse dei curatori di primo Novecento non solo per l’arte del Rinascimento, ma anche per il Medioevo, a titolo esemplificativo, si esporranno alcuni veri capolavori trecenteschi, che furono valorizzati in quell’occasione. Nella fattispecie si tratta delle due croci delle collegiate di Spello, una delle quali firmata nel 1398 dall’orafo perugino Paolo Vanni, e della Matricola del Collegio della Mercanzia, miniata da Matteo di Ser Cambio nel 1377. Alcune tra le principali opere rinascimentali presenti alla Mostra del 1907, selezionate nell’ottica del rapporto tra Pintoricchio e le arti minori, saranno esposte nella relativa sezione. La riscoperta critica di Pintoricchio avvenuta in quegli anni stimolò anche molte nuove attribuzioni al pittore, opere presenti alla Mostra del 1907, come accadde per la Madonna con Bambino di Spello, che perciò si è voluta presentare, anche se oggi assegnata ad altra mano. Il dipinto fu rubato negli anni Settanta e ritrovato solo di recente, purtroppo gravemente danneggiato.

Sezione 2: Pintoricchio e le "arti minori"
Nelle sale dedicate a questa sezione saranno esposti oggetti il più possibile simili, in alcuni casi quasi identici, per tipologia, cronologia e cultura, a quelli inseriti da Pintoricchio nei suoi dipinti. Si tratta di maioliche, paramenti sacri, tessuti preziosi e le celebri tovaglie alla perugina. Dettagli  fotografici tratti dai dipinti stessi permetteranno un immediato riscontro. Al contempo saranno esposte opere che, dal punto di vista opposto, risentono fortemente del gusto pintoricchiesco, e tali, talvolta, da autorizzare l’ipotesi di un suo disegno. E’ il caso delle tarsie per il monumentale mobile della Sacrestia di Santa Maria Maggiore, commissionato nell’anno 1500 da Troilo Baglioni, per il quale Pintoricchio stava affrescando l’attigua cappella. Per il mobile, troppo grande per essere trasportato, sarà predisposto un allestimento direttamente in sacrestia. E’ indiscutibile l’interesse di Pintoricchio per l’oreficeria, basterà, per rendersene conto, dare un’occhiata al video in cui scorreranno una presentazione di gioielli tratti dai suoi dipinti (uno dei quali è stato anche appositamente riprodotto dall’orafo Danilo Cau di Gubbio). Del suo rapporto con gli orafi si possono rilevare tracce sia nei documenti, che in alcune opere qui esposte, della più nota dinastia di orafi attivi a Perugia tra Quattro e Cinquecento, i Roscetto.

Pintoricchio fu anche miniatore, e lavori a lui assegnati possono essere apprezzati nella mostra di Perugia. Ma il suo gusto non mancò di influenzare i colleghi, che riprenderanno tra l’altro le sue originalissime decorazioni a “grottesca”, come testimoniano i registri qui esposti. Il linguaggio del pittore umbro fece breccia anche a Siena, dove l’artista ebbe commissioni di assoluto rilievo, come gli affreschi della Libreria Piccolomini nel Duomo. Quei murali saranno ripresi più volte, per esempio nel pavimento in maiolica dipinta del Palazzo senese di Pandolfo Petrucci, del quale si espongono alcune mattonelle giunte in prestito dal Museo del Louvre di Parigi.