P.A.U Percorso Archeologico Urbano

1. LE MURA
2. PORTA CONSOLARE
3. PORTA URBICA 
4. PORTA VENERE
5. PORTA DELL’ARCE
6. ARCO DI AUGUSTO
7. FORO
8. RACCOLTA MATERIALE ARCHEOLOGICO NEL PALAZZO COMUNALE
9. DOMUS ROMANA (ex Ospedale)
10. VILLA (loc S.ANNA)
11. VILLA (via BALDINI)
12. ANFITEATRO
13. EDIFICIO TERMALE (CHIESA DI S.CLAUDIO)
14. IL SANTUARIO
15. SPELLO


1
. MURA
La cinta muraria costituisce  uno  degli esempi meglio conservati di età romana che ci permettono di ricostruire l’intero sviluppo del tracciato che cingeva nel suo interno l’antico centro storico. Ha forma allungata disposta Nord-Sud con un’estensione totale di 1 chilometro e ottocento metri; ne è conservata oltre la metà tra i versanti sud-orientale ed occidentale,nella parte nord-orientale non è più riconoscibile.Le mura sono realizzate in piccoli blocchi parallelepipedi di calcare rosa del Subasio perfettamente squadrati e collegati tra loro in  opus vittatum,(tecnica muraria con conci di pietra rettangolari su filari orizzontali) disposti su filari regolari che rivestono un nucleo interno in opus coementicium realizzato con scaglie della stessa pietra, secondo una tecnica usata in età augustea nelle cinte murarie. Uno dei tratti meglio conservati è quello del versante occidentale in cui si può ammirare un lunghissimo tratto che unisce la Porta Urbica a Porta Venere.Lungo il tracciato infatti si aprono porte monumentali e posterule; le porte (allo stato attuale 5 sono riconoscibili come romane)costituivano  gli accessi monumentali alla città; le posterule (visibili in 3 esemplari) costituivano dei passaggi pedonali tra la parte interna ed esterna della città o con funzione difensiva.
Per la monumentalità e la raffinatezza dell’esecuzione,la particolare cura nella messa in opera delle singole parti, le mura furono costruite più per abbellimento e per enfatizzare la nuova età augustea che per difesa.

2. PORTA CONSOLARE
La porta, di età triumvirale,  costituiva l’ingresso principale alla città nel versante sud; a tre fornici, con cavaedium,( zona compresa tra l’arco interno e quello esterno) è interamente costruita con grandi conci di pietra bianca del Subasio disposti in filari di varia altezza, perfettamente lavorati, privi di malta di legamento.Il fornice centrale era utilizzato per il passaggio dei carri, i due piccoli laterali per i pedoni. L’aspetto attuale è fortemente rimaneggiato da  numerosi interventi e restauri che si sono succeduti nel corso dei secoli: in  età rinascimentale essendosi alzato il piano di camminamento, la porta fu rialzata nel fronte esterno dove vennero collocate  tre statue di marmo della fine del I sec. a.C., provenienti dall’area dell’anfiteatro e appartenute a monumenti funerari o onorari.. La porta è fiancheggiata a Sud da una torre medievale ben conservata.
Recenti scavi hanno documentato l’esistenza di una strada anteriore alla sistemazione triumvirale, più volte risistemata. Le strade corrispondenti alle diverse epoche –preromana, romana e medioevale- sono visibili in sezione poco sotto l’arco centrale; inoltre i numerosi successivi interventi sulla strada sottostante mostrano comunque il continuo uso della porta attraverso i secoli.

3. PORTA URBICA 
Detta anche S. Ventura, per la prossimità della chiesa omonima, si apre lungo l’allineamento del versante occidentale  delle mura. Di età augustea, la struttura, ad un solo arco a tutto sesto,costituito da conci quadrangolari impostati a sistema radiale. L’arco, sostenuto da pilastri tuscanici, lisci e privi di base, sormontati da un architrave coronato da timpano, è in opera quadrata di calcare bianco locale. Ha un’altezza massima di m.4,90 ed una luce di m.3.Sui lati della porta il muro presenta all’altezza di m.2 una specie di zoccolatura; varcando la soglia si può vedere la parte interna delle mura eseguite con la stessa regolarità di quella esterna. La decorazione architettonica è conservata solo sulla facciata esterna; con rifacimenti e alterazioni successive; il timpano reca l’iscrizione datata tra il XVII e XVIII sec. che menziona il poeta Properzio. Nel 1960 circa fu rimossa la tamponatura che ne chiudeva il passaggio.

4. PORTA VENERE
La porta venne così chiamata dagli storici locali del sec. XVII che la videro in rapporto  con un tempio di Venere individuato presso l’attuale Villa Fidelia. La porta, posizionata nella zona centrale della città antica, collegava direttamente la città alta al complesso monumentale extra-urbano costituito dal teatro, anfiteatro, santuario. La porta era costituita da una doppio arco a tre fornici, fornita di cavaedium,(zona compresa tra l’arco interno e quello esterno); è costruita in grossi blocchi regolari di travertino, e fiancheggiata da due torri dodecagone  in blocchi di calcare locale, rosa e bianco realizzate nel XII sec. E’ databile in età augustea contemporanea alla cinta muraria su cui si àncora direttamente. L’aspetto attuale è il risultato di una serie di interventi di restauro, effettuati nei primi decenni del ‘900,di originale rimane parte dell’arco destro verso l’interno della città e parte delle lesene dell’arco rivolto verso l’esterno.

5. PORTA DELL’ARCE 
Porta romana di probabile età repubblicana,detta anche “dei Cappuccini” per le immediate vicinanze al Convento dei Cappuccini. E’ ad un unico fornice di m. 3 di larghezza costruito a grossi blocchi quadrangolari in calcare locale bianco collocati a secco. Si conserva soltanto il doppio corpo dei conci radiali dell’arco dove è possibile vedere la fenditura per lo scorrimento dall’alto della saracinesca per la chiusura e parte dei piedritti che sono per la maggior parte interrati. L’arco del lato verso l’esterno presenta i resti di una cornice a gola rovescia scolpita nei conci., in quello verso la città a causa del cattivo stato di conservazione non è possibile sapere se ci fosse stata la stessa cornice, cosa molto probabile. La porta, collocata nella parte più settentrionale della cinta muraria e nel punto più alto, permetteva il passaggio verso il monte.

6. ARCO DI AUGUSTO
Collocato in via Giulia nella zona centrale della cinta muraria; della porta si conserva soltanto il piedritto di sinistra con l’imposta di un arco di cui sono visibili soltanto alcuni blocchi di pietra ben squadrati con uno schema analogo a quello della Porta Urbica. Nell’altro lato della strada è visibile un unico blocco pertinente all’altro piedritto. Il nome gli deriva dal breve frammento epigrafico murato nel sec.XVIII che reca un’iscrizione relativa all’imperatore Augusto.

7. FORO
L’area del foro fu ricavata a circa metà altezza del colle,grazie ad una grande opera di sostruzione. Tutta la zona tra il Palazzo Comunale e il Convento di S.Andrea venne terrazzata mediante un grande muro in opera quadrata in calcare locale bianco conservato per ca 130 metri che delimita e sostiene il lato orientale e sud-orientale del foro della città romana.
All’interno della grande piazza lo spazio doveva essere organizzato in modo da ospitare il foro e gli edifici ad esso pertinenti.

8. RACCOLTA CIVICA PRESSO L’ATRIO DEL PALAZZO COMUNALE
Nell’atrio del Palazzo Comunale si conserva una raccolta di materiali archeologici il cui nucleo più consistente è costituito da iscrizioni per lo più funebri in gran parte murate, materiale scultoreo tra cui un frammento di statua loricata,il lato maggiore di un sarcofago con resti dell’imago clipeata del defunto tra geni alati e festoni e frammenti della scenae frons del teatro.Il nucleo originario della collezione era precedentemente conservato nel cortile del Palazzo del Priorato  e sul sagrato della chiesa di S.Maria Maggiore ove rimase fino al XVII sec.;successivamente il materiale fu trasportato e murato nell’atrio del Palazzo Comunale e si arricchì ulteriormente grazie all’opera dell’abate Ferdinando Passerini prima e del dottor Michelangelo Michelangeli poi nel XVIII sec.
Al primo piano del Palazzo municipale, attualmente presso la Sala Grande, è conservato il Rescritto costantiniano, databile tra il 333 ed il 337 d.C., rinvenuto nel 1773 presso le rovine del Teatro romano, nel quale l’imperatore concede alla città di Spello di celebrare propri ludi scenici e gladiatori non recandosi più a Volsinii.

9. DOMUS ROMANA
Durante i lavori di ristrutturazione dell’ex ospedale per la realizzazione di una serie di appartamenti, è stato portato alla luce un mosaico policromo.Del mosaico è stata scoperta solo una parte in quanto la restante si estende sotto il manto stradale dell’adiacente Via dei Due Ponti.
Nella parte visibile il mosico presenta una parte centrale a semplici tessere bianche con una cornice a doppia fascia con tessere di calcare rosa; sul lato orientale una decorazione policroma in cui sono rappresentate due coppie di volatili posti di fronte ed un’elegante fascia a motivi vegetali costituita da girali a volute che si dipartono da un cespo di acanto a tessere di colore verde.Da ammirare l’effetto cromatico reso dall’inserzione di paste vitree nel piumaggio degli uccelli e delle tessere di colore verde scuro utilizzate nella cornice vegetale. Dovrebbe trattarsi di uno dei vani più importanti di una domus romana di II sec.d.C. realizzata nell’area del foro romano.

10. VILLA
Nel luglio del 2005 Spello (PG) a seguito dei lavori per la realizzazione di un’opera pubblica, in località S.Anna, a poche decine di metri dalla Porta Consolare sono venuti alla luce resti di un complesso monumentale di notevoli dimensioni. Sono stati individuati cinque ambienti, probabilmente relativi al corpo centrale di una villa o di un edificio pubblico, di età tardo imperiale:un primo ambiente(m.5,85 x 4,25) conserva quasi integralmente la pavimentazione musiva in tre colori (bianco, rosa e nero), raffigurante elementi geometrici.
In un secondo ambiente, (13.20 x 10.50 m) sono conservati la pavimentazione, anch’essa in mosaico policromo e resti delle pareti affrescate policrome.
La pavimentazione, per circa 140 metri quadrati presenta una decorazione a scansione modulare correntemente denominata “a cuscini”con rappresentazioni a carattere zoomorfo ed antropomorfo.Tale schema compositivo è diffuso soprattutto in area adriatica ed africana con una cronologia che va dal III alla fine del IV se.d.C.
All’interno dei cuscini ovali sono rappresentate figure di animali selvatici e fantastici (pantera,cervo,orso, cinghiale, anatra etc.).
Al centro dell’ambiente è rappresentata in campo libero una scena di mescita con due figure maschili, nude, di profilo. Sono rappresentate altre figure maschili tre delle quali sono ben conservate, realizzate sempre con tessere nere,generalmente coperte di sola clamide, disposte  simmetricamente con in mano elementi vegetali o attributi legati al mondo dell’agricoltura e delle stagioni (cornucopia,messi,falce,ghirlande di fiori ecc.) Un terzo ambiente,è stato parzialmente indagato durante lo scavo e presenta una pavimentazione geometrica con tessere di maggiori dimensioni. 
La fluidità del disegno e la resa cromatica,soprattutto dell’ambiente più grande, testimoniano l’alta qualità tecnica della bottega le cui maestranze potrebbero venire da Roma per rispondere all’esigenza di un committente particolarmente facoltoso e di una specifica collocazione sociale. La  villa può essere datata agli inizi del IV sec.d.C. verso cui sembrerebbero indirizzare anche i materiali restituiti dallo scavo.

11. VILLA
A seguito di un rinvenimento fortuito durante i lavori di sbancamento edilizio in via Baldini la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria ha rimesso in luce nel 1979 una villa rustica romana suburbana databile al I-II sec.d.C. La zona orientale ha restituito una serie di ambienti rustici,quella occidentale ambienti termali relativi alla parte residenziale.
Degli ambienti rustici, in cui le strutture erano rimaste a livello di fondazione,sono stati evidenziati una serie di muri disposti ortogonalmente. L’alzato dei muri si conserva soltanto nell’angolo S-E dove si è messa in luce parte di una vasca con pavimentazione a lastroni di pietra rivestiti in cocciopesto: Nell’angolo S-O resta la parte inferiore di una vaschetta quadrata con parete a blocchetti e pavimentazione in tegole (forse una vasca di decantazione) in quanto nelle immediate vicinanze ci sono tracce di una fornace.Interessante è la presenza di una tomba a fossa di IVsec.a.C.
Della zona residenziale si sono rinvenuti ambienti orientati come quelli della parte orientale e pertinenti ad ambienti termali.
Da est ad ovest si susseguono tre ambienti termali comunicanti con pareti costituite da filari di tegole e da piccoli blocchi in calcare bianco in opus vittatum (tecnica muraria con conci di pietra rettangolari a filari orizzontali)A Nord degli ambienti termali un muro di chiusura degli ambienti.
Interessante è vedere come l’area, prima utilizzata come necropoli in età repubblicana, poi come villa abbia avuto una così lunga frequentazione.

11a. VILLA SUBURBANA, ambienti termali
Dei tre ambienti con camerati il primo, probabilmente il calidarium (ambiente riscaldato) ha forma rettangolare absidata con pareti in laterizio e pavimento in cocciopesto,sul lato sinistro è possibile vedere l’archetto di imboccatura del praefurnium (forno di riscaldamento). Questo ambiente ha un unico accesso dal vano successivo. Il secondo ambiente, probabile  tepidarium (ambiente di passaggio semiriscaldato), è una stanza rettangolare con pareti in blocchetti di pietra e pavimento a tavoloni. Sulla parete meridionale sono visibili una mensola, una nicchia semicircolare ed una rettangolare; nei pressi delle nicchie  è possibile vedere a terra i resti di un crollo di intonaco dipinto in colore rosso, verde e bianco.Tale ambiente ha un proprio ingresso nel davanti e due ai lati,dal primo e dal terzo ambiente.L’ultima stanza è  la natatio (vasca con acqua calda) di forma rettangolare absidata piuttosto profonda con pavimento ad ipocausto e resti di una banchina in opus coementicium (tecnica di costruzione muraria con affogamento nella malta cementizia di scaglie di pietrao di frammenti di laterizio) che corre tutt’attorno alle pareti al livello della soglia.E’ costruita in laterizio con tracce di intonaco di colore azzurro nei presasi dell’abside. Il pavimento originario è scomparso, resta quello inferiore con tegoloni e e i muretti di sospensione.A questo livello si trova un praefurnium rotondo; i muri contengono due tubature in cotto per il passaggio dell’aria calda.
La villa è databile al I-II sec.d.C.

12.  ANFITEATRO
L’edificio si trova in area extra-urnbana, a NordOvest della città, lungo il diverticolo della Via Flaminia che si dirigeva verso Asisium e Perusia.Come la maggior parte degli anfiteatri umbri è appartiene al tipo canonico che non si adagia ad un colle, ma completamente costruito. Realizzato in opus vittatun, conserva i resti dell’ingresso settentrionale,parte dell’ambulacro esterno a due ordini di arcate. Nel lato occidentale è visibile parte della gradinata e pilastri con colonne semicircolari incorporate che decoravano esternamente l’anfiteatro.L’altezza ipotizzabile della struttura può essere indicata in m.16 con due ordini di gradinate; l’asse maggiore dell’arena misurava m.60 e quello minore m.35.  L’opera fu realizzata a spese del magistrato locale, il duovir quiniquennalis Gaio Alfio Rufo, intorno al I sec. d.C., come attesta l’iscrizione rinvenuta durante gli scavi del 1957-1958 presso l’ingresso di NordOvest.

13. EDIFICIO TERMALE
Le indagini archeologiche condotte nel 2001-2003 durante i lavori di recupero strutturale della chiesa romanica di S.Claudio, hanno messo in luce  lungo il lato esterno della navata sinistra  resti di ambienti riscaldati, pertinenti ad un edificio termale di età romana,  individuabile dalla presenza di tubuli sui muri in opera laterizia e due  frammenti di mosaico pavimentale in tessere bianche e rosa con decorazione geometrica.
Sul lato N è venuta alla luce parte di una necropoli di età altomedioevale,  con 25 sepolture a fossa semplice, con cassa laterale costituita da blocchi di calcare bianco locale e pietra rosa del Subasio, prive di corredo.
 In corrispondenza del lato esterno delle altre due navate, sono stati rinvenutidue ambienti romani affrescati, parzialmente conservati. Il primo presenta due diversi strati di intonaco: uno è dipinto con i colori rosso, verde ed azzurro, e reca i segni della martellinatura per la stesura del secondo strato, più recente, dipinto con i colori bianco e giallo scuro. Il pavimento, in cocciopesto, presenta la rara particolarità di una stesura di colore rosso, lo stesso del rivestimento parietale. Dell’altro ambiente resta solo il pavimento in cocciopesto e parte del rivestimento parietale, costituito da un solo strato di intonaco dipinto, rosso ed azzurro.

14. IL SANTUARIO
L’area attuale di Villa Fidelia fu utilizzata nell’antichità per l’edificazione di un grandioso complesso templare. Il santuario occupava la zona a ridosso del colle secondo un impianto scenografico di un grande complesso teatro-tempio-anfiteatro.Del complesso sono attualmente visibili i due grandi muri di sostruzione con andamento NNO-SSE che sostenevano le terrazze superiori. Il muro inferiore di cui si conserva gran parte del paramento è in opus vittatum  a piccoli blocchi di calcare bianco; presenta i resti di una grande fontana  e una nicchia quadrangolare.Del muro superiore rimane soltanto la parte interna in opus coementicium . Al di là della strada si conserva l’ultimo resto del teatro( in rapporto con il tempio): si tratta di parte di un pilastro con semicolonna.

15. SPELLO – (pannello presso l’Infopoint in Via Tempio di Diana)
Testimonianze archeologiche da Spello e dal suo territorio risalgono ad età molto antiche,ne è un esempio una necropoli con tombe a fossa rinvenuta agli inizi del ‘900 accanto alla Chiesa Tonda con materiali di tipo buccheroide;una  necropoli di VII-VI sec.a.C.è stata rinvenuta nel 1970 nelle immediate vicinanze del centro urbano; altre tombe di III-II sec.a.C.testimoniano tipologie di sepolture diverse(tombe di inumati a fossa ed incinerati in olle in ceramica comune). 
Fu municipio romano con il nome di Hispellum e poi in età triunvirale colonia iscritta alla tribù Lemonia.In questo periodo venne riorganizzato il nucleo urbano; la città antica si sviluppò sulle pendici sud-occidsentali del Monte Subasio su un terreno caratterizzato da notevoli dislivelli.
L’impianto urbano,completato tra l’età dei triunviri e quella di augusto, è compreso all’interno della cinta muraria, all’esterno della quale venne organizzata lungo la strada per Assisi una vasta area di carattere sacro con la costruzione di un santuario, articolato su un tempio e un teatro cui vennero aggiunti l’anfiteatro ed edifici termali.
La viabilità interna attuale ricalca quella antica: le porte della cinta muraria antica costituiscono ancora passaggi obbligati per le principali direttive viarie.
Nella prima età imperiale Spello si presenta come città di rilievo collegata direttamente con gli altri centri antichi (Mevania,Asisium,Urvinum Hortense) e godette di vari privilegi amministrativi e finanziari che mantenne fino al IV sec. quando l’imperatore Costantino le assegnò il titolo di Flavia Costans ed il permesso di erigere un tempio per celebrare le feste della Confederazione umbro-etrusca,invece di recarsi a Volsinii.
Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente le notizie di spello sono molto scarse, fu rasa al suolo nel 571 dai Longobardi per essere annessa nel 574 al nascente Ducato di Spoleto.