La flora

Il patrimonio floristico è legato alla conformazione geomorfologica del monte di natura prevalentemente carsica e, soprattutto, alle condizioni climatiche specifiche del luogo che registrano, grazie all’isolamento del massiccio rispetto alla catena appenninica, un innalzamento delle temperature e, conseguentemente, un incremento dei limiti altimetrici delle fasce vegetazionali.
Nel parco si distinguono, pertanto, tre zone: la prima è rappresentata da coltivazioni di olivi. Occupa la zona più bassa del parco e arriva, generalmente, fino a quota 600-700 m: la coltura è presente da Assisi fino a Spello e, sul versante opposto, dalla Costa di Trex ad Armenzano e a San Giovanni. Agli oliveti sono spesso intervallati boschi di roverella. La seconda zona è caratterizzata da boschi di latifoglie. Le specie dominanti sono lecci, carpini neri, ornielli, cerri, aceri e roverelle. Le vaste faggete, a causa dei ripetuti interventi dell’uomo avvenuti in passato, ora sono limitate alle aree marginali; la più vasta faggeta presente è quella conosciuta come il Macchione, che si trova tra Armenzano e Costa di Trex. I lecci prevalgono nel versante occidentale; i carpini neri occupano il versante di sud-ovest; gli ornielli quello di nord-est. La terza zona è costituita da conifere (pini, abeti e cedri) e da pascoli montani dove, oltre alle specie erbacee, vi è la presenza di ginepri rossi.
Alcune specie arboree sono autoctone, altre sono frutto del rimboschimento operato dall’uomo. In generale il complesso del Subasio è caratterizzato dalla prevalenza di boschi e di pascoli rispetto ai coltivi.

Il territorio del Subasio, fin dall’antichità, è stato oggetto di una forte pressione antropica tanto che, fino ai primi anni del secolo scorso, risultava, in gran parte, privo di vegetazione e brullo, tanto che sembrava impresa ardua poter ripristinare il manto boschivo originario. Lo stato di impoverimento vegetazionale era già presente nel Medioevo. Alcuni documenti d’archivio ricordano il taglio indiscriminato dei boschi e il conseguente dissesto idrogeologico del monte.
L’aspetto è decisamente cambiato grazie all’intensa opera di reimpianto delle specie arboree, soprattutto conifere pioniere – in particolare il pino nero (Pinus nigra) – e, solo in poche zone, di latifoglie autoctone con predominanza di cerro (Quercus cerris), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e roverella (Quercus pubescens).
L’opera di rimboschimento ha avuto inizio nel 1916 quando si decise di porre fine al degrado del territorio utilizzando, a tale scopo, l’opera di prigionieri
austriaci. Proseguì negli anni successivi con l’impianto di quasi quattro milioni di piantine e con l’utilizzo di una grande quantità di semi; tutti gli interventi sono
stati seguiti nella crescita dagli istituti specializzati. Ha avuto un forte impulso tra la prima e la seconda guerra mondiale grazie al Corpo Forestale dello Stato. Tra gli interventi più interessanti vi è stato quello del 1961 dell’Istituto di Entomologia dell’Università di Pavia, che ha introdotto nidi di formiche rosse utili per la lotta biologica ai parassiti delle specie arboree e la realizzazione di particelle sperimentali in cui osservare lo sviluppo di conifere a rapido accrescimento.

Lecceta dell’Eremo delle Carceri
È uno degli esempi più interessanti in Italia di lecceta d’alto fusto, tanto da essere considerata di interesse nazionale.
È una specie mediterranea ed è stata protetta dai frati che hanno abitato il monte dopo san Francesco.
All’interno dello Speco francescano si trova un leccio sostenuto da catene: la tradizione lo fa risalire all’epoca del Poverello di Assisi.

Carpino nero (Ostrya carpinifolia)
Occupa il versante di sud-ovest fino a 800-900 m di quota 


Roverella (Quercus pubescens)
La sua presenza, in associazione a specie arbustive, si registra soprattutto nelle zone più esposte al sole e meno umide e, generalmente non supera la quota di 700-800 m.

I fiori del Subasio
Colorano i prati del Subasio con vaste macchie di colore, soprattutto in primavera e in estate. Ne esistono di molte specie. Tra queste va ricordato il narciso (Narcissus poeticus), il simbolo del monte. Questo fiore, per tradizione, veniva in passato raccolto nel giorno dell’Ascensione per comporre la famosa Infiorata di Spello del Corpus Domini. Inoltre fiordalisi, orchidee, stelline purpuree, ranuncoli, crochi, viole, pratoline.

Sul monte Subasio crescono spontanee molte piante le cui radici, fiori, frutti e foglie sono utilizzati a scopo aromatizzante e alimentare.
Tra le più comuni ricordiamo il ginepro, l’asparago, la rosa canina, il prugnolo, il tarassaco, la malva, la cicoria, l’ortica, il nespolo comune, il perastro, il luppolo, la vitalba.