Anfiteatro romano

Venne realizzato, probabilmente, nel I secolo d.C. (tale datazione si è desunta da una iscrizione di marmo bianco ritrovata nel corso di alcuni sondaggi, dove sembrerebbe essere indicato il probabile committente dell'opera) su un'area interessata in antico da numerosi edifici sacri, posti lungo la strada che collegava la vicina Flaminia con i centri interni di Asisium, Arna e Perusia, e che ancora fino al secolo XVIII ospitava pellegrinaggi ed importanti raduni fieristici. Nel secolo XVI, fino al Concilio di Trento, l'area prospiciente le ancora poderose rovine dell'anfiteatro romano era uno dei tre luoghi del territorio comunale in cui i Baglioni, signori della città, permettevano i combattimenti a duello.

Si ha notizia, tra la fine del secolo XVIII e l'inizio del XIX, di lavori di sterro dell'anfiteatro, fatti sia per rimettere in luce l'antica struttura che per recuperare materiale da destinare a massicciate stradali.

L'anfiteatro è tornato ad essere oggetto di scavo archeologico negli anni 1957-1958 e, fino a qualche anno fa, ha occasionalmente ospitato manifestazioni e festeggiamenti. È ora in mano alla Soprintendenza Archeologica dell'Umbria che ne ha vietata la visita e vincolato qualsiasi utilizzo. È uno dei capolavori presenti a Spello, testimone del periodo glorioso della Colonia Julia. Oggi rimane una perla sepolta che nonostante lo stato di momentaneo abbandono, conserva ancora intatto il suo aspetto nella sola e visibile forma ellittica.

Rispetto all'accesso da via Centrale Umbra, sulla destra sono riemersi dagli ultimi scavi, dei grossi blocchi di bugnato che sostenevano parte del podium, resti della conformicatio (corsia o corridoio), ed alcuni ambienti pertinenti ai servizi dell'arena (verso il lato orientale è stato portato in luce un buon tratto dell'ambulacro). Esternamente all'anfiteatro correva una lunga corsia di maestosi pilastri con colonne semicircolari a righe bianche e rosa, i cui resti sono stati portati alla luce nel lato occidentale. Ancora visibili sono gli accenni di gradinate e tratti dell'originale pavimentazione, inoltre non sono pochi i resti di tratti di muro realizzato prevalentemente in opus vittatum (ricorsi di blocchetti quadrangolari sulla facciavista con nucleo interno in malta a calcestruzzo).

L'intera struttura in origine era di notevoli dimensioni: l'altezza di 16 m circa con due ordini di gradinate, l'asse maggiore dell'ellisse di 59.20 m, quello minore di 35.52 m.
L'anfiteatro dell'antica Hispellum doveva apparire una maestosa opera di fine gusto e stile sia per soluzioni architettoniche che funzionali; frangenti storici, epigrafi ritrovate, perizie archeologiche sulle murature fanno propendere per una datazione intorno alla metà del I secolo d.C.