Chiesa di San Lorenzo

Non sono ancora del tutto chiarite la data e le circostanze della fondazione della chiesa: secondo alcune fonti la costruzione venne avviata nel 1127, secondo altre nel 1120, quando gli abitanti di Spello vollero mettersi sotto la protezione di San Lorenzo martire, dedicandogli un luogo di culto sopra la preesistente chiesa di S. Ercolano, che Alessandro III eresse a basilica con un priore e sei canonici.

Secondo la tradizione più accreditata la chiesa venne eretta a spese della comunità in onore del martire spagnolo, poiché nel 1120 l'imperatore Enrico IV aveva tolto l'assedio alla città; comunque, si ha notizia della presenza di un priore e di canonici di S. Lorenzo tra il 1191 ed il 1198. Nel 1228 la chiesa venne consacrata da Gregorio IX e nel 1239 subì gli attacchi e le devastazioni dell'esercito imperiale di Federico II. Ricostruita, almeno parzialmente, ed ampliata tra il 1281 ed il 1285 la chiesa fu aggregata all'Arciconfraternita romana di S. Lorenzo in Damaso nel 1290.

Nel 1453 il priore B. Urbani edificò la nuova sacrestia sulla chiesa di S. Ercolano, al cui santo fu, in compenso, dedicata una nuova cappella officiata due volte l'anno dai canonici di S. Lorenzo. La chiesa fu visitata da Sisto IV nel 1476, da Giulio II nel 1507 (durante il priorato di Gentile Baglioni, membro della famiglia che governava Spello) e da Paolo III nel 1534, con il cui permesso, nel 1540, venne ricostruita la volta e collocato, altresì, il fonte battesimale.

Agli inizi del secolo XVII la chiesa costituiva, come oggi, una delle due collegiate della città, con dodici canonici, dieci cappellanie e sei compagnie (del Corpo di Cristo, del Nome di Gesù, del Rosario, del Carmine, della Concezione e di S. Orsola). La mancanza di sufficienti notizie, atte ad una cronologica ricostruzione delle tappe fondamentali della storia della chiesa, ci impedisce una lettura sistematica degli inevitabili processi storico-artistici che hanno interessato nel corso dei secoli la Collegiata di San Lorenzo.

Da una lettura delle linee architettoniche che disegnano l'odierna facciata si nota che questa non è altro che il risultato di almeno due fasi costruttive eseguite sul medesimo fronte. Una prima versione prevedeva il portale coassiale alla trifora che oggi si trova in direzione dello spigolo dell'architrave d'ingresso e rispetto alla porzione di muro risolta a losanghe bianche e rosse al di sopra della quale campeggiava un grande rosone (oggi tamponato, ma visibile). Questa prima versione ci presentava una semplice facciatina "alla romanica", con una copertura a capanna, traduzione di un interno forse altrettanto semplice e di dimensioni inferiori rispetto alle successive modifiche. In direzione del rosone si conserva un'iscrizione: XRI MADIO SUB MENSE MAGISTRI. Dal Donnola veniamo a conoscenza della versione a lui giunta completa: "Anno Milleno centeno cepta viceno / sub anno Christi, madio sub mense, magistri". La seconda ipotesi che si avanza sul diverso aspetto della facciata corrisponde alla edificazione delle due navate che hanno inevitabilmente proiettato la loro larghezza in una apertura verso l'esterno: quella di sinistra è ancora in uso (sopra è incassato un pluteo marmoreo del sec. IX), quella di destra è visibile ma la porta è momentaneamente inutilizzata. Di seguito a questo adattamento si è cercato di restituire una fisionomia esterna degna di una chiesa collegiata e parrocchiale, infatti al 1540 risale la realizzazione dei tre rosoni, del portale marmoreo con decoro a conchiglia e il compimento del fronte in orizzontale piano. Con buona probabilità quest'ultimo intervento sembrerebbe opera di "Maestro Donato architettore" come risulta delle cronache della parrocchia. In facciata sono presenti due epigrafi: quella di sinistra è relativa alla tomba degli Alfii, quella di destra ad un monumento eretto in onore di Gnaeus Pinarius Clemens (del I sec.).

Oltrepassato il bel portale d'ingresso, si accede all'aula suddivisa in tre navate e terminante con un abside. Grandi pilastri dividono le tre navate: la centrale più grande è voltata a botte; quella di destra termina con un altare e a partire dalla parete d'ingresso ospita tre cappelle, la prima delle quali è dedicata alla Vergine Incoronata (qui si conserva l'immagine donata alla chiesa da San Bernardino da Siena nel 1438). L'aspetto attuale della cappella è frutto di un rifacimento del 1931, attuato su una preesistenza del 1587. Di seguito c'è la Cappella del Sacramento, opera di Filippo Neri da Foligno che la realizzò nel 1789. Al suo interno è visibile un bel tabernacolo, opera monumentale dello scultore Flaminio Vacca (1587) un tempo collocata sull'altare maggiore. Sulla parete sinistra di questa cappella si apre una porta dalla quale si accede alla terza cappella, quella della Trinità. Un grande baldacchino alla Bernini occupa l'area del presbiterio, dietro alla quale un bel coro ligneo intagliato ricopre la parete interna dell'abside. Una vetrata con la storia del martirio di San Lorenzo taglia verticalmente il tamburo absidale, conferendo luce e raccoglimento a tutta l'aula.

Parete d'ingresso - destra
Affresco attribuito a Bartolomeo da Miranda: Sposalizio mistico di Santa Caterina (1435).
Lunetta; Affresco di pittore manierista: due Angeli (sec. XVI).
Parasta. Affresco di scuola folignate: San Bernardino ( sec. XV ; restaurato nel 1641).

Parete di destra
dell'Incoronata. In alto, parete esterna; tempera di Domenico Ferri:
Predicazione di San Bernardino (1911). In basso; affreschi: San Giuseppe e la Madonna, David e Giacobbe (sec. XVII).
L'architettura della cappella è di Cesare Bazzani (1931). Dipinti di Ugo Scaramucci.
Decorazioni di Giovanni Tucci. Stucchi di Pietro Foglietta e Giovanni Fagotti (1931). Dietro l'altare; olio su tela di Ugo Scaramucci:
Madonna Incoronata (1931).Nella nicchia; statua lignea: Madonna (sec. XV).
Cappella del Sacramento. Architettura di Filippo Neri (1789). Tabernacolo in marmo di Flaminio Vacca (1587-1590). Sportelli laterali ; olio su tavola di Marcantonio Grecchi: Annunciazione; Assunzione della Vergine (sec. XVII).Parete destra; olio su tavola attribuito a Tiberio d'Assisi:Sant'Antonio abate (opera datata 1518).
Cappella della Trinità. È stata totalmente rifatta e sono stati restaurati gli arredi. (1874).
Altare di Santa Caterina d'Alessandria. Prospetto: legno intarsiato e dorato (Sec. XVII). Al centro; tela ad olio del pittore fiammingo Franz van de Kasteele (Francesco da Castello): Martirio di Santa Caterina e ritratto del committente - Monsignor Girolamo Bevilacqua - (opera datata e firmata 1601).
Pilastro n.3. Affresco attribuito a Marcantonio Grecchi: San Francesco e due angeli (datato 1648).
Altare del Carmelo. Prospetto; stucco (tardo sec. XVI). Tela ad olio di Franz van de Kasteele: La Glorificazione delle anime del Purgatorio da parte di Cristo e la Madonna (opera datata e firmata 1599).

Navata centrale
Baldacchino; tribuna lignea di Ludovico Bruni Caffarelli e Carlo Lorenti su disegno di Teodosio Quintavilla (1631). La doratura è stata eseguita da Gregorio Bari (1694). Il modello è sicuramente berniniano, simile a quello di San Pietro in Vaticano.

Abside
oro ligneo intarsiato con 25 postergali, opera di Andrea Campano da Modena. Sono rappresentati nei singoli stalli: viste fantastiche, architetture e volti di santi (datato 1530-1534). I disegni dei cartoni sono di Febo da Montefalco e Pompeo di Piergentile Cocchi.
Vetrata di I. Tomassoni: Storie di San Lorenzo. Questa vetrata è in stile moderno e di recente esecuzione, ne sostituisce un'altra dipinta da Tommaso Porro e da Papacello (1532).
A destra. Cantoria con organo di W. Tomas da Tiferno, con registro principale, file di ripieno e pedata corta (datato 1653).

Sagrestia
Questo vano contiene un mobile da sagrestia con 12 specchi intarsiati, opera di Andrea Campano da Modena (1524-1526). Seggio intarsiato con specchi raffigurati; opera di Andrea Campano da Modena su disegno di Giannicola di Paolo (1530). Seggio ligneo a specchi intarsiati (n.16) opera di Andrea Campano da Modena (1525). In fondo alla parete destra c'è un bel lavabo in pietra caciolfa. In basso è visibile lo stemma della famiglia Baglioni. In alto entro la parete del lavabo; affresco di pittore affine a Pomarancio (Nicolò Circignani): San Lorenzo e due angeli (inizi sec. XVI).

Parete sinistra
Altare di San Felice (già di Santa Caterina).Tela ad olio di Giovan Battista Bassotti: Martirio di San Felice (opera firmata 1637). Nella cimasa e ai lati dell'altare; tre tele di Francesco da Castello: Episodi della vita di Santa Caterina (opera datata 1601).
Altare del Rosario. Complesso ligneo composto di statue intagliate e dorate: Madonna del Rosario, San Domenico, Santa Caterina, San Pietro martire, San Giacinto (1734).
Altare di San Lorenzo. Complesso ligneo: Gloria di San Lorenzo, San Teodoro e Santa Cecilia. In basso: Plastico di Spello. Ai lati esterni: San Francesco Saverio e San Filippo Neri. L'intero ntervento e gli stucchi sono attribuibili ad Agostino Silva (1670).
Pilastro n.5. Pulpito ligneo opera di Francesco Costantini da Foligno (1600).
Altare del Riscatto. Tela di Andrea Camassei da Bevagna: Natività (opera commissionata da Taddeo Donnola, priore della chiesa, nel 1648). Nella nicchia; affresco, opera giovanile di Dono Doni: Madonna con Bambino, San Giuseppe e San Marco (1530). In basso nella teca: Presepe (statuine in legno in abito d'epoca realizzate in stile romano sec. XVII).

Parete d'ingresso - sinistra -
Affresco di pittore manierista perugino: Battesimo di Cristo (fine sec. XVI)

Controfacciata
Cantoria con organo - già restaurato - (sec. XVIII/p>