Chiesa di San Rufino e San Filippo

La chiesa di S. Rufino, come risulta nel 1178, dipendeva dall'abbazia di S. Silvestro di Collepino dell'ordine Camaldolese e, durante tutta l'età medievale, ricoprì un ruolo importante poiché il santo titolare era annoverato tra i patroni del Comune di Spello. Nel 1510 divenne la sede dei Disciplinati di S. Girolamo, provenienti dalla chiesa di S. Ercolano, e nel 1564 passò alle dipendenze della chiesa di S. Maria Maggiore. Nel 1610, terminati i lavori di sistemazione della piazza, vi venne costruita sopra la chiesa della fraternità di S. Rocco, poi intitolata a S. Filippo con l'arrivo dei frati di quest'ordine (1640). Oggi la chiesa di S. Rufino è ridotta a magazzino. Nel 1772 la chiesa di S. Filippo passa ai Padri Redentoristi, quindi al seminario S. Felice (1820), alle suore Orsoline dell'ex monastero di S. Chiara (1822), ai Padri Missionari del Preziosissimo Sangue (1834) ed infine, con la soppressione del 1860, alla Congregazione di Carità di Spello; dopo avere ospitato, negli ultimi decenni, anche la locale sezione dell'Arci-Uisp, la chiesa è stata ulteriormente trasformata per essere destinata a sede delle Poste e Telecomunicazioni.

Il complesso San Rufino - San Filippo corrisponde oggi al blocco P.P.T.T. - Sede dell'Accademia Italo-Giapponese (ex Circolo Arci) - Bagni pubblici - parte del Centro Sociale.
Della chiesa di San Rufino (sec. XII) rimangono i muri esterni; quello di destra e la parete di fondo sono inglobati nell'edificio della Scuola Media, il lato sinistro corrisponde al muro esterno dei Bagni pubblici.
Giulio Urbini scrive che nel corso del XVIII secolo l'architetto Giuseppe Piermarini ridisegnò la chiesa di San Rufino, un progetto che forse non fu mai realizzato. L'interno è oggi adibito ad usi ricreativi, è costituito da due navate con copertura voltata a crociera poggiante ai lati su quattro pilastri. La chiesa di San Filippo fu edificata sulle rovine di San Rufino alla fine del secolo XVI. Oggi è sede dell'Ufficio Postale su piazza della Repubblica. La facciata è probabilmente ciò che più fedelmente rimane del cinquecentesco progetto. In seguito a questa destinazione è sostanzialmente mutato l'aspetto interno e l'esterno del manufatto, anche se si è cercato di conservare la facciata almeno come "fossile" di una memoria storica della città.