Oratorio della morte

Al 1573 risale la fondazione della chiesa di S. Gregorio Magno. La confraternita della Morte, aggregata all'omonima confraternita di Roma, come risulta nel 1571, si occupava della sepoltura dei morti e di altre opere pie ed aveva sede inizialmente nell'oratorio di S. Antonio. Prima del 1623, per iniziativa di don Giovanni Jacoberi, la confraternita fece costruire un nuovo oratorio attiguo alla suddetta chiesa di S. Gregorio Magno, cui concorsero numerose famiglie della città, mentre il primitivo oratorio di S. Antonio nel 1630 divenne la sede della Società dei Mulattieri. Nonostante l'edificazione risalga all'ultimo quarto del XVI secolo non è arrivato fino a noi alcun segnale-spia sull'originario progetto, concepito in epoca rinascimentale, restano in facciata solo resti di una decorazione proprio nella zona del sottotetto, raffigurante il timpano di un tempio classico; a questo proposito non ci sono fino ad ora pervenute informazioni utili per una probabile datazione.

Il piccolo complesso insiste sul primo tratto di via Giulia subito dopo l'imbocco di via Sant'Ercolano; è costituito dall'Oratorio della Morte voluto dallo Jacoberi nei primi anni del XVII secolo, e dalla chiesa di San Gregorio. Il prospetto esterno, ora in tipica pietra del Subasio, era in origine intonacato come si può vedere dai resti ornati nella fascia superiore. Sulla facciata si aprono due porte di ingresso alla chiesa che è a pianta rettangolare e presenta tre altari realizzati alla fine del XVI secolo; da una porta sulla parete destra si accede all'attiguo oratorio della Morte, sempre a pianta quadrangolare con copertura a botte. All'interno della chiesa di San Gregorio troviamo diverse opere disposte nel seguente ordine:

Parete destra
Altare di San Michele. Tela ad olio attribuita ad Ascensidonio Spacca detto il Fantino: San Michele arcangelo (opera datata 1591.

Parete frontale
Altare maggiore. Tela ad olio di Perino Cesarei di Perugia: Madonna con Bambino fra angeli, San Gregorio Magno, San Giuseppe. È raffigurato lo stemma della famiglia Diamanti di Spello (opera databile al 1587).

Parete sinistra
Altare della Resurrezione. Tela di Vincenzo Monotti di Perugia: Transito di Sant'Andrea d'Avellino (1789). Nella nicchia. Statua: Cristo risorto (sec. XIX).

Controfacciata
Cantoria (sec. XVIII).
L'Oratorio della Morte costituisce un sicuro punto di riferimento storico per la vita cittadina in quanto si hanno notizie che diverse famiglie facoltose spellane contribuirono alla sua realizzazione: di questo si ha testimonianza nel perimetro delle pareti interne dove compaiono i nomi di coloro che favorirono l'operazione.L'intervento risale agli inizi del XVII secolo: infatti sulla parte alta dei prospetti interni sono disposti 25 riquadri con busti di santi e con la scritta nella parte inferiore dei nomi e delle armi gentilizie dei
confratelli. L'intera opera è datata 1604 ed è attribuita ad un pittore baroccesco alla maniera di Marcantonio Grecchi. La volta a botte è interamente ornata da Sibille e Profeti disposti intorno all'Eterno con angeli; potrebbe appartenere alla stessa mano, ma l'esecuzione è sicuramente più tarda (1628).

Parete frontale
Altare; opera lignea, intagliata e dorata: Crocifisso (sec. XVII).