Palazzo Baglioni

Venne costruito nel 1358 per ordine di Filippo di Antella, rettore del Ducato di Spoleto, poiché inserita nel piano di fortificazioni delle Terre della Chiesa voluto da Innocenzo VI e da questi commissionato al cardinale Egidio Albornoz.

L'edificio, come risulta nel 1359, insisteva in un area precedentemente occupata anche dalla primitiva sede dell'oratorio dei Raccomandati o Disciplinati di S. Maria della Misericordia. Recenti rinvenimenti documentari hanno permesso di meglio circostanziare le notizie finora possedute sui complessi lavori di ampliamento e di trasformazione dell'edificio, eseguiti e diretti negli anni 1561-1564 dai maestri lombardi Battaglia di Pietro e Filippo di Giacomo, su espresso incarico di Adriano Baglioni, signore di Spello.

Dopo il 1583, quando la città tornò definitivamente allo Stato della Chiesa, il complesso costituito dalla ex rocca baglionesca e dal palazzo adiacente fu ancora trasformato e riadattato per ospitare, tra l'altro, il governatore apostolico, le prigioni e, nel 1620, il seminario S. Felice.Gravemente lesionato dal terremoto del 1832 e nuovamente trasformato nel secolo XIX, specie dopo la partenza del governatore apostolico (1860), negli anni Sessanta-Settanta di questo secolo l'edificio è stato oggetto di ulteriori lavori per essere parzialmente destinato a sede della Scuola Media Statale. Dell'originario sito della rocca ("Palagio de Adriano Baglione") frutto di un ambito progetto voluto da Adriano Baglioni a partire dal 1561, che prevedeva la sistemazione di tutta l'area che oggi corrisponde al lato della Scuola Media "Galileo Ferraris" e all'Ufficio delle Poste e elecomunicazioni, purtroppo eccezion fatta per la porzione di fabbricato su Via Seminario Vecchio non rimane alcuna traccia.

Questa considerazione non significa che ciò che resta è da considerare di poco conto, vuole però segnalare la perdita del bel muro cinquecentesco (ultimo quarto del XVI secolo) che collegava i due estremi del prospetto (la chiesa di San Filippo oggi PP.TT. e il "maschio" della fortificazione oggi sede delle segreterie della scuola). Su Via Seminario Vecchio sono visibili numerosi elementi costruttivi giustapposti nei diversi periodi e fasi costruttive, ma è sulla vista che si prospetta in via della Liberazione che vediamo i più significativi segni di un grande intervento architettonico di natura militare e civile, iniziato nel XIV secolo e terminato nel secolo XVI con membri della famiglia Bagliori. L'interno è totalmente rimaneggiato in particolare da quando l'edificio è stato adibito a plesso scolastico; al piano interrato cui si accede anche da Via Seminario Vecchio si trova una loggia (forse del XV secolo) attraverso la quale si entra nella attuale "palestra piccola", questo vano è particolare per la forma e più che altro per la copertura realizzata in volte a crociera con mattoni a vista poggianti su un grande pilastro-colonna centrale. Su questo piano in una stanza attigua agli spogliatoi c'è un affresco di scuola umbra del secolo XIV. Ciò che merita una visita, oltre al 1° piano sottoterra (ancora in corso di sistemazione), è sicuramente la stanza del Governatore posta al piano terra (aula degli insegnanti).

Soffitto
Realizzato in formelle dipinte con la raffigurazione di motivi geometrico-floreali e il grifo di Perugia.

Pareti
Per tutto il perimetro, poco sotto il livello del solaio, corre una larga fascia affrescata dove figure femminili reggi-trave si intervallano a riquadri di viste fantastiche e non (in alcune di esse è possibile riconoscere anche vedute, un po' idealizzate, di piccoli centri della Valle Umbra Sud). Agli angoli del fascione campeggiano gli stemmi del cardinale Ottavio Santacroce (1576-1583), governatore di Perugia nel 1576, della famiglia Baglioni e della famiglia Mattei-Ubaldini. L'impostazione della Sala, i soggetti rappresentati ed un probabile non lontano periodo di esecuzione avvicinano questo ciclo a quello presente nella "Sala degli Zuccari" nel Palazzo Comunale. Appartengono a questa sala gli stemmi in pietra di Innocenzo X e del governatore Valerio Vitelleschi e l'epigrafe dedicatoria (1649) ora nell'atrio del Palazzo Comunale in piazza della Repubblica.